Domus

Palacio de Gaviria

Madrid

17 Ottobre – 30 Novembre 2018

MONACI_2018

 

 

 

 

Testi Critici

FRANCESCA LEONE: DOMUS

di Danilo Eccher Palazzo della Triennale, Milano 2015 Un taglio netto in una sala bianca, spettralmente vuota, asettica, un camminamento nel nulla, una ferita che spalanca lo sguardo nel baratro di una quotidianità violenta, sudicia, logora e disperata. Brandelli di oggetti consunti e scartati, mozziconi di sigarette, plastiche afflosciate, reperti attuali di un ricordo sfumato, immondizie che si appiccicano a lucide e metalliche griglie, a crudeli e perfette geometrie che raccolgono come implacabili calamite i frammenti di un passato recente. Brutalità che si ricompongono in scansioni cromatiche, che si affastellano disordinatamente in una nuova e sorprendente armonia coloristica, Giardini contemporanei di nuovi “fiori del male”, aiuole epifaniche di una dolce violenza. L’austera e candida sala museale è scossa, squarciata da una sola rasoiata al pavimento che indica un nuovo giardino oltre la finestra, un nuovo orizzonte oltre la griglia dell’indifferente quotidianità. MACRO, Roma, 2017 La sala è buia, teatralmente costruita per ospitare una recita tragica: il giardino della contemporaneità si erge a Golgota, s’ingobba per costruire la scenografia drammatica di una Crocifissione, solo l’idea tragica della Croce: tre gigantesche lastre di cemento lacerato, ferito, umiliato, tre figure astratte di sudari logori, tre pesanti e rigide Sindone sulle quali sono fissate le cicatrici dell’attualità. Le grumosità del cemento, la durezza dell’acciaio, la ruggine tracciano i volti di una sofferenza che ci è sempre più vicina, tangibile, quotidiana. I fiori macilenti del giardino steso sul pavimento, i colori dei suoi petali vomitati, stemperano la drammaticità di queste lastre, ammorbidiscono la scheletricità della loro pelle, i tagli delle loro cicatrici. La luce cupa dello spazio annulla ogni distrazione narrativa, l’occhio è fisso...