Monaci

Real Albergo dei Poveri

Palermo

22 Giugno – 23 Settembre 2018

 

 

Allestimento

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Mostra

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Video

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Testi Critici

Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste

di Andrea Viliani

Gallerie d’Italia – Milano – 10 settembre 7 novembre 2021

La Sala delle Colonne, spazio aperto a mostre temporanee dedicate all’approfondimento della produzione artistica contemporanea, ospita il lavoro di un’importante protagonista dell’arte italiana, Francesca Leone. L’esposizione offre originali spunti di riflessione sull’“architettura”, in dialogo con due opere di Mimmo Rotella e Ugo La Pietra dalle collezioni del Novecento di Intesa Sanpaolo.

Si può illuminare un cielo melmoso e nero?

di Danilo Eccher Magazzino gallery – Roma – 16 settembre/24 ottobre 2020 Perché illuminarlo? Un cielo ‘melmoso e nero’ è già denso di luci cupe, di ombre che si sovrastano, di oscure profondità, è un cielo presente, incombente, ruvido, tattile. Ha già dentro sé tutte le luci e tutte le ombre, annega i colori nella palude dei suoi grigi, affonda lo sguardo nel bitume dei suoi neri. Un cielo così è già luminoso, si accende di una luce sussurrata, obbliga gli occhi a serrarsi, il pensiero a concentrarsi, l’immagine a mostrare la propria fisica sensualità, tutto si amalgama e ribolle nel fango incombente sopra le nostre teste. Un cielo ’melmoso e nero’ è solo un grande, opaco, specchio in cui tutto si riflette. Solo in queste terre capovolte, in questi metalli sospesi si possono cogliere i bagliori di un colore squillante, il richiamo di una pittura antica, colta, sofisticata, elegante. È nelle pieghe di queste carte metalliche che Francesca Leone nasconde i suoi colori, è nel buio di queste lamiere che l’artista affonda le luci della sua pittura, è qui, in questo cielo arrugginito che Francesca Leone accompagna i personaggi della sua narrazione: i verdi, i blu, i rossi, i gialli, sono i luminosi personaggi pittorici che tracciano un nuovo racconto, che scoprono nuove fiabe sotto il grigio della cenere. È un racconto dove affiora il ricordo della pittura, dove vibra l’emozione del colore, dove si riconosce l’arte di Francesca Leone, un racconto capace di scalfire le “tenebre più dense della...

FRANCESCA LEONE: DOMUS

di Danilo Eccher Palazzo della Triennale, Milano 2015 Un taglio netto in una sala bianca, spettralmente vuota, asettica, un camminamento nel nulla, una ferita che spalanca lo sguardo nel baratro di una quotidianità violenta, sudicia, logora e disperata. Brandelli di oggetti consunti e scartati, mozziconi di sigarette, plastiche afflosciate, reperti attuali di un ricordo sfumato, immondizie che si appiccicano a lucide e metalliche griglie, a crudeli e perfette geometrie che raccolgono come implacabili calamite i frammenti di un passato recente. Brutalità che si ricompongono in scansioni cromatiche, che si affastellano disordinatamente in una nuova e sorprendente armonia coloristica, Giardini contemporanei di nuovi “fiori del male”, aiuole epifaniche di una dolce violenza. L’austera e candida sala museale è scossa, squarciata da una sola rasoiata al pavimento che indica un nuovo giardino oltre la finestra, un nuovo orizzonte oltre la griglia dell’indifferente quotidianità. MACRO, Roma, 2017 La sala è buia, teatralmente costruita per ospitare una recita tragica: il giardino della contemporaneità si erge a Golgota, s’ingobba per costruire la scenografia drammatica di una Crocifissione, solo l’idea tragica della Croce: tre gigantesche lastre di cemento lacerato, ferito, umiliato, tre figure astratte di sudari logori, tre pesanti e rigide Sindone sulle quali sono fissate le cicatrici dell’attualità. Le grumosità del cemento, la durezza dell’acciaio, la ruggine tracciano i volti di una sofferenza che ci è sempre più vicina, tangibile, quotidiana. I fiori macilenti del giardino steso sul pavimento, i colori dei suoi petali vomitati, stemperano la drammaticità di queste lastre, ammorbidiscono la scheletricità della loro pelle, i tagli delle loro cicatrici. La luce cupa dello spazio annulla ogni distrazione narrativa, l’occhio è fisso...

Monaci

Due file di monaci silenziosi, assorti, appoggiati alle pareti, avvolti in un consunto saio cementizio. Danilo Eccher

Monaci

Due file di monaci silenziosi, assorti, appoggiati alle pareti, avvolti in un consunto saio cementizio. Danilo Eccher

Il Giardino di Francesca Leone

Ecco allora che finalmente si aprono i giardini segreti di Francesca Leone, i luoghi incantati dove convivono i più cupi paesaggi e le gioie del colore… Danilo Eccher