Riflessi e riflessioni

All’ inizio del suo lavoro Francesca Leone sembra  quasi rivivere dentro di sé esperienze anche molto remote, risalendo fino al tempo del Futurismo. I suoi temi sono quelli del Caos, dell’ Attesa, del Dentro e del Fuori, del riflesso delle luci che scorrono sulle immagini rendendole contemporaneamente visibili e invisibili, della libertà di muoversi dentro lo spazio urbano subendone il fascino e talvolta la folgorazione.Un’ arte, in sostanza, che nasce e si sviluppa nel cuore della città, vissuta, per certi versi, in modo convulso e frenetico e per altri in modo estatico e sospeso. La pittrice nasce, così, con una emotività profonda e spontanea. Si guarda intorno e vede la proiezione del suo stato d’ animo sul turbinio delle  cose e delle persone che incessantemente passano e vanno. E’ la figlia di Sergio Leone e le arriva,forse, una sorta di strano e impalpabile influsso da  parte di una figura paterna così grande e autorevole.Una specie di archetipo promanante da quel mondo  americano tanto profondamente sondato e sviscerato dal padre, dove è possibile intravedere le contemplazioni e le disperazioni di personaggi carichi di speranze e  timori, di un senso altalenante di isolamento e poi di  coinvolgimento totale .  Ama osservare le persone, gente per la strada, gente che viene e va, come accadde tanti anni prima a Boccioni in una prospettiva storica in cui si  avvertiva acutamente il fascino  di quel nuovo mondo del secolo ventesimo destinato a condizionare le future sorti di tutti noi. A quell’ epoca si parlava  del fascino della “città che sale” come la chiamava appunto Boccioni, una definizione in cui era contenuta la quintessenza dell’ idea di progresso dell’ Umanità, sostenuta da una qualità pittorica esaltante.  E, nel caso di Francesca Leone, a un secolo di  distanza ormai da quelle esperienze, bisogna  riconoscere la stessa cura e la stessa attenzione proprio sul problema della qualità pittorica quale veicolo indispensabile che garantisca l’ eccellenze  del risultato. E la qualità pittorica della nostra  artista è stata da subito cospicua, nella cura sottile della stesura, nella consapevolezza attenta dell’ idea  della vibrazione cromatica, nella delicatezza estrema  dei sentimenti unita a una forza di evocazione visiva  subito personalissima. Ben presto l’ autrice è arrivata a una svolta  significativa del suo universo espressivo e questa mostra ne è efficace documento. Si muove ora l’ artista verso un’ idea di sintesi molto esplicita e perentoria. Comincia, nelle opere più recenti, a  tralasciare tutto quello che non suoni essenziale alla  sua aspirazione e si avvicina ai suoi personaggi come se volesse estrarli dal tumulto delle immagini che aveva fino a poco tempo prima cercato con tanto impegno. Scopre una nuova dimensione, di grande evidenza fisica e di forte impatto simbolico, che travalica l’ apparenza immediata ma scruta molto bene nei confini del Reale. Comincia una produzione di teste gigantesche, tanto grandi e incombenti da uscire letteralmente dalla superficie del quadro che non riesce a contenerle.  L’ autrice contempla con una singolare acribia le  persone di fronte alle quali si trova e ne scopre una  radice comune e un senso profondo. Ricostruisce, così,  i volti come fossero degli immani edifici, provenienti  da un tempo e uno spazio inconoscibili, carichi di  potenza emotiva ma sprofondati in una dimensione remota che avanza verso l’ osservatore  suggerendogli  una ipotesi di lontananza irrecuperabile.  Le fisionomie sono analizzate dalla pittrice e restituite sulla tela con acuto senso della  verosimiglianza ma quei volti sono dei monumenti solenni, dipinti con una sorta di flusso luminoso  cangiante che assume forma stabile e granitica purmantenendo una sorta di animazione interna della materia pittorica stessa. Riemerge, nella produzione di Francesca Leone, un tema ancestrale e perennemente ricorrente nella storia  delle arti, quello del Ritratto, una sfida suprema che l’ artista intraprende con la realtà per piegarla verso di sé. Tutti i suoi ritratti sono, come si è osservato, verosimili ma tutti, nel contempo, si assomigliano tra loro . Ed è proprio questa somiglianza interna che li qualifica e li rende importanti nella carriera di un’artista che ha messo a punto il suo universo visiva con chiarezza e coerenza.  In realtà è accaduto spesso di notare nella critica d’ arte, come il Ritratto, qualunque possa essere la  persona rappresentata nota o ignota agli osservatori dell’ opera, sia in definitiva il ritratto dell’ artista stesso attraverso tante diverse fisionomie, restituite spesso con esattezza ma stravolte nell’  intima sostanza. Le  teste  di Francesca Leone rappresentano persone  vere, ma lo studioso della sua opera può  tranquillamente ignorarlo. Quello che interessa,  invece, è la catena mentale che si istituisce tra tutti questi quadri. Sono diversi, da un lato, ma identici nella struttura profonda. Ciò significa che l’ artista ha trovato un  suo metodo della visione . Le immagini sono passatetutte sotto un identico filtro e questo filtro è il filtro dello stile, o, meglio , di una maturazione stilistica che colloca la nostra artista su un piano  tutto suo, dove non si pone più il problema della  verosimiglianza della pittura, quanto quello della  totale adesione tra la pittrice e la sua opera.  Francesca Leone è artista giovane ma dotata di una consapevolezza singolare. I quadri che compaiono nella  mostra sono una sorta di poema epico personale in cui  la pittrice vuole elevare un vero e proprio monumento  all’ idea in sè della “figura”. Una umanità tutta particolare, carica di inquietudini  e di orgoglio, si manifesta agli occhi dell’ osservatore . Sembra una narrazione in figura ma la storia  raccontata da Francesca Leone non è fatta di  avvenimenti ma di pensieri. L’ artista ha individuato bene il tema della materia pittorica che si forma e si  trasforma davanti all’ osservatore stesso , quasi che  l’ immagine non potesse o non dovesse essere dotata di una stabilità che la cristallizza una volta per tutte. Il senso profondo è quello della metamorfosi della materia che diventa il simbolo della condizione del nostro essere stesso nei meandri della città e nell’ intimità della casa.  La pittrice è così radicata nel nostro tempo da  restituire, nelle sue immagini, quelle tensioni, quelle ansie, e quelle speranze che ognuno di noi non può non provare nel concreto della propria esperienza. E’ un’ arte, insomma, che parla a tutti ma, nel contempo, è il prodotto di una complessa elaborazione scaturita dalla onnipresente dialettica tra positivo e  negativo, tra entusiasmo e frustrazione, tra conoscenza vera del mondo intorno a noi e dubbio sulle  concrete possibilità di esprimerci.  Francesca Leone ha elaborato una sua strategia  comunicativa che è un vero e proprio atto di fede perentoria nelle inesauste potenzialità della pittura  e il suo lavoro si iscrive degnamente in questa fase  della storia dell’ arte che vede oggi, al di qua e al di là dell’ oceano, pittori e pittrici ( e verrebbe da  dire soprattutto pittrici ) alla ricerca di una forma radicalmente nuova, non immune dalla tradizione, ma acutamente innovativa per consentire a chi si avvicina  a queste opere di attivare meglio le nostre stesse  percezioni nella continua e sempre più ardua ricerca della bellezza che sembra sfuggirci mentre risulta sempre più agognata ai più diversi livelli e nei momenti più impensati tra le mille lacerazioni che  continuano a minacciare l’ arte stessa. Così il lavoro di Francesca Leone è un attestato felicissimo di fiducia nell’ arte e di apertura di strade sempre nuove e diverse per la pittura ancora  una volta trionfante nelle sue potenzialità espressive  e comunicative.

Claudio Strinati